Lo zio Tarà.. qualcosa (non potete immaginare quanto sia difficile imparare i nomi indiani, con più consonanti ammassate qua e là) è già qui fuori per il tour di Delhi. Stavolta ci siamo omologati ad un turistico giro in macchina.
Lungo la strada non puoi fare a meno di girarti in tondo e vedere una dilagante povertà che dorme su isole di terra, in spiazzali, lungo il traffico che scorre assuefatto. A te tocca, però, e non poco. Specialmente quando scorgi i faccini dolci dei bimbi polverosi di terreno.
Aldilà di tutto ciò…

I giardini di Lodi: (ingresso gratuito)

Veterani del regno britannico, la cui moglie del governatore, Lady Willingdon, fece radere al suolo due villaggi per costruire quello che oggi è un parco frequentato dai locali per passeggiate, fitness e yoga, sui giardini attorniati da antiche tombe a pianta circolare ed ottagonale. La regina voleva, con questo luogo ameno, spazzar via la malinconia che la tormentava. Oggi i guardiani onnipresenti sono uccelli di varie specie, scoiattoli, pappagalli e l’eco gracchiante dei corvi che rimbomba nei templi tombali.

Humayun tomb. (ingresso: 550 rupie a persona)

Questo maestoso tempio è una reminiscenza del celebre Taj Mahal. Lo ricordano le lunghe incanalature d’acqua che seguono il nostro passo fino alla struttura principale, i verdi giardini e la grande cupola che ci ricorda un po’ il film di Aladino. Un’alta gradonata ti abbraccia all’ingresso conduceti su un ampio terrazzo. L’architettura indiana, spesso, richiama soffitti alti a botte con questi incredibili motivi ornamentali (talvolta floreali).
Quando poi all’ingresso di un tempio senti una familiare cantilena dalla bocca di una piccola bimba Indiana, allora pensi: caspita! Lo zio Tobia della vecchia fattoria è internazionale! E capisci che l’India ha tanto da insegnarti.

Lotus temple (ingresso gratuito)

La fila per l’ingresso a quanto pare è distinta tra i locali e gli stranieri, oltre che per uomini e donne (come spesso accade qui) anche se, alla fine, c’è un po’ di italiano in ognuno di noi in ogni angolo della Terra, ed anche qui c’è il “tattico” di turno che cerca di guadagnar spazio nell’attesa.
Il tempio fu costruito da Bahai, un iraniano che ha lasciato una bellissima impronta concettuale: un tempio dove chiunque potesse esprimere la propria preghiera in libertà, senza distinzioni di razza, religione o ceto.
All’ingresso è ben spiegata la filosofia del fondatore, il cui progetto, più che religioso in sè, rispecchiava un’idea di unità sociale.

Old Delhi:

Se si può immaginare una città più Caotica di New Delhi quella è proprio Old Delhi, per la maggior parte musulmana. Ricca di mercati di vario genere, di seconda mano e di spezie. Per la strada sei investito completamente dal clacson martellante, e per poco anche da un motorino che devia su di un marciapiede per sfuggire al traffico congestionato. Gli autisti di risciò cercano ad ogni modo di sedurti stile canto delle sirene con Ulisse. Certo, Old Delhi non è la città più sicura del Pianeta, e bisogna stare ben vigili a ciò che ti circonda. Tuttavia, gli autisti fomentano di gran lunga la realtà per tirar l’acqua al loro mulino, allertandoti sul fatto che non sia sicuro camminare. In questo modo ti tirano sul loro risciò e via.
Eppure, una delle migliori riuscite della giornata è proprio quando iniziamo a passeggiare lungo le stradine dei mercatini, respirando i ricorrenti odori di frittura e facendo il pieno degli sguardi incollati dei locali, i più timidi e i più sfacciati.
Ma qualora non si voglia sfidare la sorte, quantomeno fissate prima il prezzo, che
qualunque cosa vogliano vendere tendono a tirare un bel po’ su il vero costo. Gli indiani sono così, c’é da cacciar fuori la parte più italiana che è in noi.
Per il giro sul risciò dal Red fort fino a Chandni Chowk (il mercato) non più di 50 rupie a testa. Desistete dal fatto che fingano di lasciar decidere voi all’inizio e soprattutto lasciatevi specificare se il prezzo sia a persona o totale. Giocano molto su questo.

Moschea Masjid Jamun Wali:

(Ingresso 350 rupie a testa)

Proprio nella zona di Chandni Chowk c’è questa moschea musulmana.

Alle donne straniere fanno indossare una curiosa veste dalle larghe maniche, che si chiuse a kimono.

Prima di ogni cosa, come in ogni luogo sacro é richiesto di togliere le scarpe. Se qualcuno vi rassicura sul fatto che le sorvegli, implicitamente vuole essere pagato.

Red fort:

Ingresso: 600 rupie a testa; 550 con carta di credito (si presume per il 9% di commissioni che ci sono da pagare).
Importante: orario di apertura: 9 – 17.30.

Il Red fort, in Old Delhi, è un’altra perla lascito della 5a dinastia dell’impero Mogul. Per costruire quest’immensa fortezza rossa ci sono voluti ben 9 anni. Ma il suo innegabile fascino ricalca l’imperituro splendore di una dinastia che ha donato tanto a questa città. Notiamo quanto, anche in questo caso, l’imperatore fosse molto aperto alle varie religioni, avendo avuto più mogli di diverso culto (musulmana, cattolica etc…) La costruzione del forte inizió nel 1638, ma dopo la colonizzazione britannica rimase sotto mano dell’esercito. Questo fino a quando nel 2003 venne considerato patrimonio dell’UNESCO ed aperto al pubblico.
Si nota, giungendo verso il fondo della fortezza, dove giacciono altri edifici bianchi in stile leggermente diverso, come ci siano state poi altre modifiche successive.
Questo lo si riesce a notare prima che, ormai scoccate le 17. 30, le strade cominciano ad essere sbarrate e battute da vigilanti che ti rispediscono verso l’entrata.
Uscendo, con le luci che accarezzano le mura dal basso, tutto é ancora più magico e l’aspetto più solennemente fermo e misterioso.

Dove alloggiare e non:
Hotel Royal Heights. Colazione inclusa.
L’albergo dove abbiamo alloggiato è in zona East Patel Nagar. Dal nome può sembrare un albergo quasi di lusso. Mi limiterò a stenderne un lungo velo pietoso, perché nonostante la nostra attitudine ai luoghi umili e semplici non ci era mai capitato di andare in un posto che non avesse neanche lontanamente parvenza di qualcosa che assomigliasse alla parola pulito. Questo non ci avrebbe mai toccato(intendo l’intonaco di pareti crollate per terra e tutto il resto…) se non che la notte non fosse così vivamente presente sopra di noi il rumore dei ratti che zampettando qua e là sgranocchiavano cibo, emettendo il loro crunch crunch assieme allo squittio, dandoti la tangibile sensazione che fossero dentro la stanza da un momento all’altro.
Alla fine, andando via, glielo facciamo presente, per eventuali altri clienti a venire. Ci rendiamo conto che qui sono tutti un po’ faciloni sulle cose, per cui anche noi tentiamo di prendere le cose più alla leggera.

Dove mangiare: (nei pressi dell’hotel)

King Shawarma:
(prezzi dalle 70 alle 100/150 rupie)
Qui ci sono ristorantini di Street food niente male.
King Shawarma è un buon compromesso. Considerate che in India con 5 euro mangiate in due. Una piccolissima cucina, affacciata direttamente sulla strada, dove lavorano più o meno 6o7 giovani ragazzi, ammassati insieme, con l’energia tipica di chi sta facendo il suo mestiere con dedizione nonostante i pochi mezzi a disposizione. Meglio non farsi troppe domande in India poi, altrimenti si potrebbe restare a pancia vuota.
Da provare i momos, dei ravioli ripieni, che possono essere al vapore o fritti.
I noodle sono piuttosto piccantini, ma buoni. Ricordarsi che ciò che per loro è “a bit chilly” per noi è piuttosto piccante.
I shawarma, invece, sono tipicamente una sorta di crêpe arrotolata ripiena. I ripieni possono essere svariati: di solito uova, pollo, carne e Paneer (una sorta di formaggio fresco indiano).

Uncle American:
(prezzi dalle 70 alle 200/300 rupie)
OK per vegetariani.
Proprio di fianco a King Shawarma, per una variante più internazionale c’è Uncle American. In genere tutti questi ristorantini street hanno un paio di tavolini fuori con tovaglioli e posatine all’occorrenza.
Qui si può mangiare dal messicano ai classici hamburger con varianti che hanno sempre la versione vegetariana e non.