Raggiungiamo il lago Inle con un piccolo bus da Nay Pyi Taw. Il centro di alloggio per i turisti, in genere, è Nyaung Shwe, a sud del lago. Da qui si possono prenotare tour in barca, trekking per i villaggi attorno all’Inle e simpatiche gite in bicicletta.IMG_E9022
La cittadina pullula di gente locale che, in maniera piuttosto standard, si accosta amichevolmente salutandoti e chiedendoti la provenienza, appena prima di tentare di venderti il tanto bramato giro in barca. Insomma ognuno tenta di venderti ciò che può, riflettendo una sorta di “effetto farfalla” che il turismo ha portato qui, come si può ben immaginare. L’ incremento del turismo, proveniente da diverse parti del mondo, (notiamo un folto gruppo di francesi in giro) ha scatenato una sorta di catena di agenzie, persone mediatrici e percentuali in ballo per cui spesso finisci per essere affidato direttamente ai boat men, i quali spesso e volentieri non parlano inglese costringendoti, per disperazione, a parlare in una sorta di linguaggio scimmiesco per farti capire. Nei paraggi ci sono diversi hotel e guest house, non troppo care (pur salendo già di prezzo rispetto a Yangon chiaramente).IMG_E9082
Lady Princess è dove noi alloggiamo, al prezzo di 8 dollari a testa per notte. E’ una modesta guest house, con piccole camere dagli ampi lettoni, bagni piuttosto arrangiati, ma forse il neo davvero più fastidioso è il wi-fi super lento (anche se notiamo che qui sia una prerogativa un po’ ovunque). Questa è la realtà di questo piccolo alloggio, ma chiaramente tutto ciò non ha prezzo quando trovi l’ospitalità e i sorrisi timidi di quattro giovani “bimbe” (così soprannominate teneramente) birmane che lavorano lì praticamente tutto il giorno. Le sentiamo friggere, cucinare, ridacchiare e chiamarsi tra di loro; le vediamo pulire, lavare ed essere lì sull’attenti quando richiami la loro attenzione per chiedere qualcosa. Rappresentano la dolcezza tipica del Myanmar, il WhatsApp Image 2018-04-30 at 19.19.22sorriso facile e sempre stampato su quei visini tinti di thanaka (la pasta estratta dalla corteccia di un albero mista ad un po’ d’acqua) che sebbene pensiamo sia principalmente una crema protettiva dal sole, loro la usano come fosse un cosmetico, quasi una trucco di bellezza. Giù Giù, così la chiamano, è la più tremenda, non a caso sentiamo spesso riecheggiare il suo nome nell’ alloggio quando la più grande tra le altre la richiama.

La nostra esperienza in barca sul lago non è stata proprio delle migliori, per varie ragioni.
Innanzitutto, bisogna essere molto scaltri nello scegliere l’agenzia, ma spesso è molto meglio rivolgersi direttamente al barcaiolo che tenta di portarti sulla propria imbarcazione di modo da essere sicuri che parli un minimo di inglese ed evitando la roulette russa dell’agenzia che ti molla al primo che capita.

Per esperienza personale mi sento quindi di sconsigliare l’agenzia Raja tour, stanziata all’interno del Night Market di Nyaung Shwe, un piccolo mercato serale dove, in compenso, si può mangiare un’ ottima spiega di mais alla griglia.
A condurci a quest’agenzia è stato il fato che ha voluto incontrassimo una coppia in un ristorantino locale, “68”, di fronte al night market (ristorantino che purtoppo poi si è rivelato dannoso). Lui spagnolo e lei polacca ci hanno invitato ad aggregarci a loro per il tour in barca, magari per risparmiare qualche kyat. La verità è che spesso sbagliando non si impara la prima volta, ma forse chissà la seconda. Che con i tour in gruppo non avessimo avuto mai molta fortuna lo sapevamo, ma non ci abbiamo badato troppo. La vera questione è che non è per nulla facile mettere insieme le teste di più viaggiatori, ognuno ha i suoi interessi, i suoi tempi e i propri bisogni.IMG_E9030
Insomma, alla fine, contrattiamo il tour giornata intera, con la visita al mercato galleggiante e altro, finendo con il sunset dal lago, il tutto per 22.000 kyat (11 kyat a coppia).
Qui in Myanmar, nei posti turistici, purtroppo, devi sempre impiegare un po’ di energie per contrattare, perchè la verità è che il turista è un po’ il polletto da spennare, si cerca di tirare sul prezzo e si inizia sempre col proporre il doppio di quello che è il prezzo onesto. Insomma, tentate sempre di far scendere la cifra iniziale.
Sta di fatto che ci saremmo risparmiati volentieri quegli 11.000 kyat di giro in barca, ma non per i soldi in sé, quanto per il fatto che il barcaiolo, che non spiccicava una parola d’iglese, ci ha portato nei luoghi più turistici, nonostante il fatto ci fossimo raccomandati con l’agenzia di voler evitare proprio quelli. In più non voleva portarci a vedere il IMG_E9041mercato galleggiante (altra cosa che era stata contrattata con l’agenzia) se non dopo notevoli insistenze da parte nostra che cercavamo di farci capire a bisillabi.

Il mercato cambia postazione ogni cinque giorni. Attracchi a vedere questa lunga strada di bancarelle che si snodano da una parte all’altra di un piccolo ponticello che attraversi per raggiungere la sponda opposta del mercato. Ti ci perdi un po’, rallentando il passo, tra vari oggetti di antiquariato, della tradizione, monete antiche, bigiotteria , collane, orecchini e bracciali lavorati in argento, in uno dei silver shop sul lago in cui conducono il turista a comprare. Abiti locali in tipico stile asiatico, compreso la longyi, la tipica gonna lunga coloratamente ricamata che non solo tutte le donne indossano ma anche gli uomini, cambiando solo lo stile con cui viene avvolta in vita , oltre che la fantasia.

img_9048.jpgIl tempio Indein è stata un’altra nostra tappa sul lago, un tempio in cui ti perdi praticamente dentro un labirinto infinito di piccoli stupa tutti rigorosamente dorati fuorchè quelli che abbiamo scorto sul lato occidentale del tempio, senza alcuna IMG_E9074copertura d’oro, semplicemente grezzi, quasi delle reliquie. Scattarsi una foto come pannelli assorbenti di tutta quella luce scintillante emanata dagli stupa sembra d’obbligo.

Il tempio è stata l’ultima attrattiva goduta prima che Vito crollasse a causa di quella che abbiamo poi scoperto essere un infezione batterica da cibo. Nausea, vomito, e febbre che poi è salita ci hanno costretti a chiedere al barcaiolo di riportarci a Nyaung Swhe, ma chiaramente avrebbe poi dovuto riportare la coppia che era insieme a noi a vedere il sunset per concludere il tour. Dopo diversi minuti di telefonata con l’agenzia e insistenze da parte del nostro amico spagnolo, per fare ciò hanno voluto un surplus di ben 5000 kyat, nonostante il barcaiolo avesse visto coi suoi occhi star male Vito.

La giornata si è conclusa con una corsa in preda al panico in cerca dell’ospedale pubblico del villaggio, un edificio giallino lungo Mingala street. Un altro ennesimo scherzo del karma? Fatto sta che dopo averlo trovato chiuso (perchè nel week end chiude), giusto per facilitarci la cosa, siamo dovuti tornare in albergo aspettando si facessero le 16, che aprisse i battenti il medico locale in una piccola clinica proprio di fronte l’ospedale pubblico. Questa clinica locale (aperta nel pomeriggio dalle 16 alle 19) è stata la nostra salvezza, il medico ha subito individuato si potesse trattare di una contaminazione da cibo, parlava inglese fortunatamente e più di tutto è stato una persona veramente onesta, umanamente ed economicamente. Difatti, la visita con tutte le medicine, antibiotici e sali minerali da sciogliere in acqua ci è costata 7000 kyat.

Le conclusioni non sono state delle migliori, ma aldilà dei problemi fisici, la delusione è forse ciò che ci ha più scombussolati. Avevamo forse riposto diverse aspettative per il lago Inle, ci aspettavamo fosse turistica, ma non in questo modo. Vito in particolare, che da sempre insegue il desiderio di fotografare i pescatori si è reso conto che di pescatori veri siamo riusciti a vedere poco o nulla, mentre quelli delle foto con i remi tra le gambe e le famosi reti a canestro sono in prima fila, lì in mezzo al lago, pro

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nti a mettersi in posa a pagamento per farsi fotografare dai turisti, come falsi miti che muoiono, ma di pescare non sembrano avere nessuna intenzione.